Il Fuoco Fatuo

We are a studio focused on the creation of pieces of furniture halfway between the functional and the artistic expression. Our pieces want to be timeless and manifest the celebration of beauty in a subtle way. Each piece is a new opportunity to show the respect we have for art, being grateful for the opportunity that life offers us to be able to pay tribute to art in evolution through our lives and the concept that goes hand in hand: time.

Portfolio

Coffer Sculpture
Pantheon,_Rome_(15235769992)ee
bb31ef19d675fdf0349c39817eebb897
dsdsd
ddddddddddddddsddsd
SAAASA
GGGDHSHS
SsSass
saSA

Coffer Sculpture

 

Italiano:

Coffer è un’opera che rende omaggio alla cupola del Pantheon di Roma, reinterpretando uno dei suoi cassettoni come una scultura autonoma. Isolando questo elemento architettonico dal suo contesto originale, gli viene conferita una nuova identità, aprendo la strada a letture simboliche e formali che trascendono la sua funzione strutturale.

La scultura invita ad essere percorsa nella sua interezza. In questo modo, si rivela un dialogo tra i vuoti concavi progettati per alleggerire la cupola e i volumi convessi che emergono sul retro come risultato della loro materializzazione tridimensionale. Questa trasposizione è stata realizzata rispettando esattamente la scala della prima fila di cassettoni che circondano il tamburo dell’edificio.

Grazie a questa fedeltà alla scala, lo spettatore può sperimentare direttamente la grandezza del cassettonato: una scultura monumentale alta quattro metri. Da questa prossimità si percepiscono con chiarezza gli espedienti visivi concepiti per alterare la percezione: superfici smussate con angoli obliqui che generano un’illusione ottica, facendo perdere all’occhio i riferimenti necessari per giudicare la reale scala della cupola. Questo effetto disorientante contribuisce all’esperienza mistica del luogo, nella transizione dello sguardo dal manto interno della cupola verso l’oculo, rafforzando l’idea del divino come qualcosa di incommensurabile.

La scultura è costruita assemblando blocchi di pietra massiccia uniti da connettori in acciaio a vista, che permettono un ancoraggio solido senza compromettere la possibilità di smontaggio. Lungi dal nascondere le giunzioni tra i pezzi, queste vengono deliberatamente enfatizzate, trasformando i vuoti tra i moduli in elementi significativi che articolano il passaggio da un modulo all’altro. Questi intervalli si integrano nel linguaggio visivo dell’opera, diventando parte essenziale della sua poetica costruttiva.

L’origine di questo pezzo risiede in un’esperienza personale: l’impronta lasciata in me dalla mia prima visita al Pantheon, un’impressione che con il tempo si è trasformata in racconto e, infine, in questo progetto scultoreo.

 

Il testo sul Pantheon:

Erano le 16:00 del pomeriggio; in quella giornata soleggiata di agosto, la luce penetrava attraverso il grande lucernario ovale. Era la divinità degli dèi che si insinuava dall’alto del cielo e bagnava con i suoi perfetti fasci paralleli le pareti interne del tempio. Fasci di luce la cui presenza visiva risultava raddoppiata a causa della crescente poluzione dell’aria che occupava la zona, tanto che la forza dei raggi era davvero sconvolgente; mi si strinse il cuore. Non volli avanzare oltre. Rimasi fermo, a osservare il grande occhio per diversi minuti, riuscendo a cogliere la magnificenza del simbolismo dell’architettura romana. Un esempio magistrale, così puro e semplice: collegare le tombe dei grandi imperatori romani con gli dèi tramite la penetrazione della luce dallo zenit, applicando alla pianta una geometria radiale. Una vera opera maestra, di estrema semplicità concettuale e potenza senza pari.

All’interno della grande pianta circolare potevano entrare centinaia di persone. Osservai la geometria interna della calotta sferica della cupola. Notai che, così come i Greci variavano sottilmente l’inclinazione delle colonne del Partenone per correggere la distorsione prospettica, anche i Romani utilizzavano questa tecnica, variando la dimensione dei cassettoni che compongono la pelle interna della calotta. In questo modo, le leggi della prospettiva venivano manipolate, e la dimensione del cassettonato subiva una distorsione che impediva all’osservatore di cogliere la reale scala monumentale del volume interno.

Questa manipolazione della percezione della scala all’interno del tempio può rispondere, a mio avviso, a due motivazioni:

Se da un lato i Romani consideravano attentamente la scala umana nella progettazione dei loro spazi abitativi, con l’obiettivo di creare un’armonia che generasse una sensazione di comfort nel vivere lo spazio, credo che in questo caso, data la natura divina della costruzione, si possa ipotizzare un intento quasi opposto. Forse si cercava volutamente lo smarrimento, perché di fatto è proprio questo ciò che si prova quando si contempla la cupola e si cerca un riferimento di scala per orientarsi nello spazio e valutarlo.

Considerata l’effettiva monumentalità della cupola, la manipolazione graduale della scala dei cassettoni, man mano che la cupola si sviluppa radialmente verso lo zenit, genera turbamento: un’incapacità di comprendere il reale volume d’aria che si ha sopra la testa. Questo effetto destabilizzante rafforza la simbologia del soprannaturale, configurando uno spazio di geometria pura e di connessione con l’aldilà. Gli dèi penetrano attraverso il grande occhio, trasportati dalla luce, fino a proiettarsi contro le pareti interne del tempio.

 

 

 

 

Español:

Coffer es una obra que rinde homenaje a la cúpula del Panteón de Roma, reinterpretando uno de sus casetones como una escultura autónoma. Al aislar este elemento arquitectónico de su contexto original, se le otorga una nueva identidad, abriendo el paso a lecturas simbólicas y formales que trascienden su función estructural.

La escultura invita a ser recorrida en su totalidad. Al hacerlo, se revela un diálogo entre los vacíos cóncavos diseñados para aligerar la cúpula y los volúmenes convexos que emergen en su reverso como resultado de su materialización en tres dimensiones. Esta transposición se ha realizado respetando la escala exacta de la primera fila de casetones que circundan el tambor del edificio.

Gracias a esta fidelidad en la escala, el espectador puede experimentar de forma directa la magnitud del casetón: una escultura monumental de cuatro metros de altura. Desde esa proximidad, se perciben con claridad los recursos visuales concebidos para alterar la percepción: planos biselados en ángulos oblicuos que generan una ilusión óptica, haciendo que el ojo pierda las referencias necesarias para juzgar la escala real de la cúpula. Este efecto desorientador contribuye a la experiencia mística del lugar en la transición de la mirada desde el manto interior de la cúpula y el óculo, reforzando la idea de lo divino como algo inconmendurable.

La escultura se construye ensamblando bloques de piedra maciza unidos por conectores de acero que quedan vistos, estos, permiten

 

El texto sobre el panteón:

«Eran las 16:00 de la tarde; en este día soleado de agosto la luz penetraba por el gran tragaluz ovalado. Era la divinidad de los dioses la que se internaba desde lo alto del cielo y bañaba con sus perfectos haces paralelos las paredes internas del templo, haces de luz que doblaban su presencia visual debido a la incipiente polución del aire que poblaba la zona, de manera que la gran presencia de los rayos era realmente estremecedora; me encogió el corazón. No quise penetrar más. Me quedé estacionado y mirando hacia el gran ojo durante varios minutos pudiendo captar la magnificencia del simbolismo de la arquitectura romana. Un ejemplo maestro, tan puro y sencillo; conectar la las tumbas de los grandes emperadores romanos con los Dioses mediante la penetración de la luz desde el cenit, aplicando la geometría radial para su planta. Una verdadera obra maestra de gran sencillez conceptual y potencia sin parangón.

Dentro de la gran planta circular cabían cientos de personas. Observé la geometría interior del casquete esférico de la cúpula. Pude notar que, así como los griegos variaban sutílmente la inclinación de las columnas del Partenón para corregir la distorsión de la perspectiva, los romanos también utilizaban esta técnica, variando el tamaño de los casetones que conforman la piel interior de le casquete, de manera que las leyes de la perspectiva eran manipuladas y el tamaño del casetonado sufría una distorsión que impedía al observador captar la verdadera escala monumental del volumen interior. Esta manipulación de la sensación de la escala en el interior del templo puede obeceder, según mi opinión, a dos motivaciones:

Si bien los Romanos tenían muy presente la escala humana en el diseño de sus espacios vivideros con el objetivo de crear una armonía que generase la sensación de comodidad al vivir el espacio, creo que en esta ocasión, dado el carácter divino de la construcción, debemos plantearnos la posibilidad de que el objetivo es casi contrapuesto. Quizás buscaba el desconcierto, porque de facto, eso es lo que uno siente cuando contempla la cúpula y trata de buscar referencias de escala para situarse dentro del espacio y valorarlo. Dado el monumental tamaño real de la cúpula , la manipulación gradual de la escala de los casetones, según avanza la cúpula radialmente hacia su cenit, genera una turbación, una incapacidad para valorar el volumen real de aire que uno tiene encima de su cabeza, este efecto turbador abunda en la simbología de lo supraterrenal, configurado un espacio de geometría pura y conexión con el otro mundo. Los dioses penetran a través del gran ojo, transportados por la luz , hasta proyectarse contra los muros internos del templo.»

 

https://unmarcoconcosas.blogspot.com/2015/12/el-panteon-de-agripa.html[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]